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luglio 8 2013

Il futuro per noi è piantare semi, perché le future generazioni raccolgano i frutti

di: Alli Traina
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Eliano Cappello ha 34 anni e un passato nella ristorazione. Cameriere prima, cuoco poi. Lascia la Sicilia presto, alla ricerca di condizioni migliori. Irlanda, Egitto, poi arriva a Bordeaux e apre un ristorante. Gli affari vanno bene, il lieto fine dovrebbe essere qui. Però un giorno succede qualcosa. Mentre taglia le zucchine realizza di non sapere come crescono. Di non conoscere la forma delle loro foglie. Cucina due tipi di pollo e si chiede perché uno costi 1 euro e l’altro 6. Per scoprire che le normali abitudini alimentari, insieme all’impatto che producono sul territorio, sono del tutto devastanti. Che un divario così grande fra due tipi uguali di carne nasconde trattamenti disumani degli animali. Lascia tutto e torna a Palermo.

Incontra Gabriele Cappadona che, vissuta la stessa crisi, torna da Londra dove lavorava nel campo della finanza. Toni Ferrara, Chiara Ammannato e Giacomo Di Salvo che stanno  costruendo una casa nella campagna di Castelbuono dove attuare in maniera piena il loro nuovo stile di vita. Per ricominciare a vedere la natura come casa, per capire che la natura è già casa.

Mettono in comune le forze coltivando la terra come facevano i nostri contadini. Prolungando quelle radici grazie alle nuove conoscenze. E ogni giorno lavorano il grande terreno sul mare, in via Galletti. Si tratta di uno degli orti urbani della città, realizzato dal “Codifas”, il consorzio di difesa dell’agricoltura siciliana. Ce ne sono altri, come “Gli Orti delle Fate”, in via Portello. Orti condivisi che fanno rinascere terreni, spesso abbandonati e inariditi, permettendo ai privati dietro il pagamento di un piccolo affitto di coltivare il proprio pezzo di terra. Senza l’uso di concimi chimici e materiali inquinanti.

È lì che li incontro per la prima volta. Sono giovani e con passati diversissimi. Camminano su sentieri lontani che si avvicinano sempre di più. Fino a unirsi. Dopo essere passati tutti da una grande crisi. Da allora i loro occhi non sono più gli stessi, il loro tempo non è più lo stesso, i loro obiettivi non sono più gli stessi. «Quando si torna a guardare alla terra e a comprendere cosa mangiamo, tutta l’esistenza ne rimane condizionata» mi spiegano «la maggior parte dei desideri che crediamo di avere sono falsi. Ciò di cui abbiamo bisogno esiste da sempre».

Sentendoli parlare, osservando l’orto, la bellezza e la felicità diventano un unico sentimento: regolandosi sui ritmi della natura, sul silenzio degli alberi, perdendo lo sguardo oltre l’orizzonte, avviene quella risonanza emotiva capace di trasformare la bellezza in felicità. È qui che le loro strade si incontrano, lasciandosi alle spalle la crisi e rinascendo. Gli orti, così come la casa, sono ancora in fase iniziale. Ma, precisano, se ragionassimo in maniera meno egoista, se avessimo la reale percezione del futuro, capiremmo come oggi l’importante è piantare dei semi, per permettere che le future generazioni li raccolgano.

 

«Vorremmo che altra gente si unisse al nostro progetto. Per capire che tutto ciò di cui abbiamo bisogno esiste da sempre, la maggior parte delle altre cose sono inutili».

www.codifas.it

www.gliortidellefate.it

 

 

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