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luglio 11 2013

Il futuro per noi è guardare il mondo al contrario

di: Alli Traina
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Conosco Ugo Giacomazzi e Luigi Di Gangi da tempo. E quando conosci qualcuno da tempo è raro rivolgere quelle domande in più, come se già si sapesse tutto. Ma è negli interstizi dell’esistenza, nelle maglie più strette del reale che si nasconde il senso delle persone.

Me lo spiegano proprio loro, al termine di uno dei laboratori che ormai da sette anni conducono insieme ai ragazzi con la sindrome di Down. «È dentro le strade più strette che cerchiamo le nostre storie. Proviamo sempre a fare quel passo in più. Forse perché siamo sempre stati attratti dalla diversità. Dalla nostra prima di tutto».

La scelta di lavorare insieme, dando vita nel 2004 alla compagnia Teatrialchemici e subito dopo alla compagnia Dada -nata spontaneamente da quei laboratori- cambia il loro modo di fare teatro. E, allo stesso tempo, cambia il loro modo di guardare il mondo.

Tutti i difetti di un attore tradizionale – le difficoltà nel movimento, nella parola – diventano nel loro teatro punti di forza. Perché mostrano la verità degli attori, alle prese con la propria disabilità. Quella parola storpiata, sporcata si trasforma in poesia: porta con sé l’anima, lo stomaco, il sangue e il sudore di chi la dice. Lo stesso vale per il gesto. La fatica nel compierlo, la lentezza che mostra tutti i passaggi per portarlo a termine, con la costante paura di cadere, di non avere appigli, si trasforma in atto eroico. Capace di una forza così grande, di una verità scenica così intensa, che nessun altro attore potrebbe ottenere. Sta qui l’idea di futuro di Ugo e Luigi: far diventare la diversità umana una risorsa per guardare il mondo da un’altra prospettiva. Imparare da chi ogni giorno affronta la propria disabilità. Uscendo da logiche di assistenza, dall’idea di un teatro nato “per aiutare” chi ha difficoltà. E potenziando invece le capacità dei loro attori.

Al punto da scambiare continuamente i ruoli, passando da maestri ad allievi e viceversa. Per capire che una verità oggettiva non esiste. Esistono tanti punti di vista. E tutte le diversità arricchiscono ciascuna identità.

Come insegna il teatro: stare seduti su una poltrona e insieme guardare il paesaggio da mille finestre diverse. Guardare la vita con gli occhi di un altro. Diventando quello sguardo. Aggiungendo alla propria, molte altre esistenze. Diventare per un istante quel desiderio, quella difficolta, quella storia. Per vivere di più, per sentire di più.

L’idea che scandisce il progetto di Ugo e Luigi è sintetizzata nel nome che si sono dati, “Teatri Alchemici”. Sono convinti che non è tanto importante l’arrivo – estrarre l’oro – ma il processo. Quello in cui si è in mezzo alla contaminazione e si procede al cambiamento.

«Vorremmo creare a Palermo, nel centro della città, un teatro gestito dai ragazzi disabili. Per uscire dal fiume dei propri significati e immergersi nel mare di quelli altrui».

www.teatrialchemici.it

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