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luglio 4 2013

Il futuro per me è scoprire l’esistente

di: Alli Traina
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Emoziona ascoltare Davide Corona mentre racconta del suo progetto di ricerca. E capisco subito che non mi sta parlando solo di questo. Ma del significato più profondo che muove ogni suo passo: cercare la forma di un sogno. Immaginare l’esistente.

Ricercatore dell’Università di Palermo e dell’Istituto Telethon Dulbecco, Davide studia come gli errori nella lettura del Dna da parte delle nostre cellule stiano alla base di diverse malattie genetiche.

Per dieci anni lavora all’estero, in Germania prima e negli Stati Uniti poi. Lì matura un’idea, ma è nella sua città che vuole realizzarla. Così nel 2005, grazie ai fondi ottenuti dalla fondazione Telethon e dalla fondazione Giovanni Armenise Harvard, riesce a tornare. E crea, presso l’Università di Palermo, un laboratorio d’eccellenza, dove manda avanti il suo progetto di ricerca. Studiare i segreti del Dna attraverso il moscerino della frutta che ha un genoma simile a quello umano.

«Prima di ogni cosa» dice «bisogna sapere immaginare. Così vengono le idee. Allora bisogna inseguirle. Procedere per esperimenti». Per scoprire ciò che già esiste ma che ancora non conosciamo. Mentre racconta, Davide mette ogni parte di sé al servizio della sua storia: le mani che si muovono, gli occhi che si stringono in un sorriso quando pensa ai risultati raggiunti. E poi si allargano in un’espressione di stupore quando ricorda le volte in cui ha dovuto cambiare strada: seguiva un’idea e il percorso lo portava altrove, scoprendo spesso un’idea ancora migliore. Soprattutto si emoziona quando parla del suo staff. I giovani ricercatori che da anni forma.

Perché il suo vero obiettivo è creare una nuova generazione di scienziati che possa continuare a generare conoscenza. E ciò, dice, si ottiene abbandonando le strutture piramidali che spesso caratterizzano il nostro sistema universitario e valorizzando chi davvero merita. Dando la libertà di sperimentare. «Tutti si concentrano sulla fuga dei cervelli all’estero, senza capire che proprio lì sta il valore: bisogna dare l’opportunità ai giovani di confrontarsi con colleghi di Paesi diversi. Il problema invece è quello di consentirne il ritorno. Creare le condizioni per permettere di tornare mettendo a frutto ciò che si è imparato». La sua è una scuola fatta di idee che negli anni ha ottenuto diversi riconoscimenti. Da ultimo il premio Chiara D’Onofrio. La conoscenza, dice, genera sempre altra conoscenza. Le idee si moltiplicano. E il futuro che ci sembra così incerto da prevedere, si inventa.

«Vorrei che a Palermo si generasse una grande scuola d’eccellenza. Valorizzando i ricercatori più meritevoli».

www.telethon.it

http://www.fondazionechiaradonofrio.org/premi.php

 

 

 

 

 

 

 

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