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luglio 10 2013

Il futuro per me è pensare al femminile plurale

di: Alli Traina
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Ursula ha appena lasciato suo figlio Dante, di 6 anni, a scuola e sta discutendo con un uomo che le chiede insistente «c’è suo marito? Mi fa parlare con suo marito?». Mi guarda– sa che l’intervista è già iniziata, che la sto osservando – e gli risponde: «Sono io mio marito!». Sorride, mentre spinge il portone, al numero 17 di via Trabia: «Alcune persone ancora oggi credono che se sei donna e hai un figlio devi per forza avere un marito. E vogliono parlare con lui, con il marito».

Il portone si apre e mi svela un mondo. Un atrio circondato da piante e botteghe. Come ne ho visti tanti a Berlino, a Vienna, a Istanbul. Luoghi privati dove gli artigiani si riuniscono per vendere e lavorare. Ursula Reale rimodella e rielabora abiti vintage, così come fa con le borse e le stoffe. «Ho sempre creduto nella forza delle donne, nella loro capacità di risolvere momenti di crisi. La mia idea di futuro sta qui: ricominciare con loro a pensare al plurale e potenziare insieme la cultura del riuso creativo». Poi il tono cambia, come cambia il suono delle parole se chi le pronuncia sta sorridendo «ma prima di tutto sono una madre. E se penso al futuro, penso a mio figlio. Le mie azioni sono filtrate dal suo cuore, dalla sua voce».

Così, Ursula ha creato l’associazione culturale “Anomalia”, per potenziare il talento e la creatività femminile. E, in un mondo “usa e getta”, tornare a valorizzare ciò che già esiste.

Oggi al lavoro dentro le botteghe che circondano l’atrio ci sono molte donne, eco-artiste che grazie alla loro creatività trasformano in bellezza ciò che non si usa più. Natalie Rossi, pittrice e designer, crea borse e accessori. Elena Gambino usa per le sue creazioni esclusivamente camere d’aria.

I turisti entrano incessantemente dal portone sulla via Trabia che invece dovrebbe restare chiuso. Perché è l’ingresso di un condominio privato. Se piazza Borgese -su cui si affaccia l’ingresso principale dell’associazione- fosse pedonale Ursula, Natalie e gli altri potrebbero non solo accogliere i clienti e i turisti ma anche far rinascere un luogo che oggi non guarda più nessuno. Vorrebbero ripulirlo e abbellirlo. Proprio come fanno con i materiali che rielaborano, dandogli nuova vita.

Ognuno è chiuso nel proprio giardino, dice Ursula, non si tratta di tornare all’idea di un giardino comune ma di far sì che i cancelli di quei giardini possano aprirsi per permettere a chi vuole di entrare, uscire, fermarsi.

«Vorrei che piazza Borgese diventasse pedonale. Sogno un bar, piante e botteghe di altri creativi che si uniscano al mio progetto».

 www.facebook.com/associazioneculturaleanomalia

COMMENTI
  1. Ursula è una di quelle donne che si rimbocca le maniche e non si perde d’animo. Diamo più voce ad iniziative così, Perchè altre donne sappiano e prendano coscenza della propria potenzialità in quanto tali! Perchè pensare al femminile è pensare in positivo. Brava Ursula!!

  2. Cara Stefania, sono d’accordo con te. Quando sono entrata per la prima volta dentro quell’atrio, quando ho conosciuto tutte le creative che lì ogni giorno portano avanti la loro idea per uscire dalla crisi, mi sono detta che lì dentro non mancava nulla: c’era la bellezza, la creatività, le idee. Solo tutto era in potenza. Come se ogni cosa fosse conservata e aspettasse solo il momento giusto per realizzarsi. Sarebbe bello per esempio provare per un giorno a realizzare il sogno di Ursula: chiedere la piazza al traffico e festeggiare per una sera ciò i loro sogni!

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