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luglio 5 2013

Il futuro per me è conoscere il ritmo del mondo

di: Alli Traina
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Jean Philippe Sabine ha 10 anni e sa esattamente qual è stato il suo primo ricordo. Ogni volta che ci ripensa non sono immagini o parole a farsi spazio nella sua mente, ma una canzone mauriziana ascoltata a 4 anni. «Come si fa questo suono?» chiede. E il padre gli spiega che si tratta di una chitarra e di un tamburo.

Me lo racconta facendomi immergere nella meraviglia di quando si scopre se stessi per la prima volta. Di quando si scopre qualcosa di sé che ancora nessuno sa.

Nato a Palermo da genitori mauriziani, Jean Philippe ha sempre amato la musica. Fin da quando era molto piccolo si divertiva a sentire il suono delle sue mani sul tavolo, sul muro, sul banco di scuola. «A cosa pensi?» gli chiedeva la maestra. «Non pensavo a niente. Avevo sempre una musica in testa e mi divertivo a tenere il tempo».

Oggi il tempo lo dà a tutto il suo gruppo di musicisti. Conosciuti a 6 anni quando in chiesa ascolta una signora suonare l’organo. Accanto c’è un tamburo, senza pensarci Jean Philippe si alza e comincia a suonare. La chiesa è Santa Maria dei Miracoli, a piazza Marina. «La casa di tutti i popoli», mi spiega, «dove si celebrano messe in italiano, francese e inglese per gente di ogni parte del mondo».

Lì Padre Sergio porta avanti il progetto “Arcobaleno dei popoli” volto a superare le barriere culturali e a favorire l’integrazione. Jean Philippe suona il djembè ed è il più piccolo di un gruppo di circa 50 persone che esegue canti tradizionali di diversi Paesi e in diverse lingue. La batteria, invece, la suona all’interno dell’Orchestra infantile “il Genio di Palermo” che unisce bambini delle diverse etnie cittadine.

Quando gli chiedo perché ama suonare mi risponde che sentire il ritmo della musica lo rende felice. Tutto ha un ritmo. La pioggia che cade sulla strada, i passi di corsa, il battere del cuore. E il tempo, il ritmo del mondo, è per tutti lo stesso. Per questo ci si emoziona anche ascoltando canzoni di cui non si capiscono le parole.

«Grazie ai miei compagni di musica riesco a conoscere tanti mondi diversi – il Ghana, le Filippine, lo Sri Lanka – e capisco che in fondo siamo tutti uguali». Si ferma, mi guarda e chiede: «Tu lo sai che io non sono italiano?». Lo dice come se stesse rivelando un segreto. «Per essere italiano devo aspettare di diventare grande, 18 anni. E non è giusto. Perché io sono nato qua. E qua faccio il musicista».

Quest’anno Jean Philippe andrà per la prima volta alle Mauritius. Suonerà lì con i suoi cugini e ascolterà molta musica. Al ritorno la insegnerà ai suoi amici. È l’inizio del suo sogno: portare a Palermo musicisti e strumenti differenti e fare una grande orchestra di bambini. Per far capire che in fondo seguiamo tutti lo stesso ritmo, lo stesso tempo.

«Vorrei portare a Palermo tutta la musica del mondo. Ma più di ogni cosa vorrei che i bambini come me che nascono in Italia siano cittadini italiani».

 

 

http://www.arcobalenodipopoli.it

http://www.ilgeniodipalermo.com/

 

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