« Vai al Blog
luglio 1 2013

Il futuro per me è coltivare la tradizione

di: Alli Traina
Commenti 3
P1150740

Filippo Drago ricorda bene il momento in cui la sua vita si è trovata davanti a un bivio. Aveva vent’anni e suo padre gli stava comunicando che avrebbe chiuso l’azienda. Non ci ha ragionato, ha solo sentito a memoria l’odore del grano che, quando era bambino, ricopriva il pavimento del loro mulino. Poi ha ricordato la sensazione di libertà che aveva quando ci si tuffava dentro. E, per la prima volta, gli ha detto di no. «La felicità per me si trovava lì. Non si poteva chiudere, ci voleva solo un cambio generazionale». Ci volevano idee nuove: anticipare il futuro puntando al passato. Potenziando proprio la produzione di una farina che, pur costituendo un grande patrimonio per la cultura siciliana del cibo, rischiava di perdersi.

L’azienda si trova a Castelvetrano e, grazie ai due mulini a pietra naturale risalenti al 1800, produce la farina che si usa per il tipico pane nero. Realizzata attraverso la molitura a pietra del grano integrale tumminìa. Filippo capisce che bisogna potenziare proprio quella produzione minima. «È stata l’abitudine della gente a salvarci: mentre nelle altre zone i mulini antichi erano stati smontati per essere venduti come elementi d’arredo, a Castelvetrano questo non era avvenuto perché la domenica la gente voleva il suo pane a tavola». Così acquista gli strumenti più innovativi che garantiscono una perfetta pulitura del grano. E si concentra sulla produzione delle farine ottenute tramite la molitura a pietra degli antichi grani siciliani. L’ostacolo sta nel fatto che quasi nessuno li coltiva più.

All’inizio li cerca come si cerca l’oro, come si cerca nella memoria un ricordo antico, capace di dare significato al presente. Poi la coltivazione dei grani antichi riparte. E il suo lavoro comincia a generare altro lavoro. Le farine ottenute dalla macinazione a pietra hanno sempre più successo. Cuochi, panettieri, rivenditori da ogni parte del mondo cominciano a usarle e a richiederle. Anche per loro gli affari aumentano. Drago viene invitato dai media nazionali a parlare dei prodotti della sua terra e la richiesta aumenta ancora.

«La mia è stata sì una buona idea imprenditoriale» tiene a precisare «ma anche culturale. Ripartire dai sapori sani che rendono la Sicilia unica vuol dire promuovere e far conoscere le bellezze della nostra terra, diffondendo prodotti e tradizioni che il resto del mondo si sogna». Oggi Filippo ha 43 anni, lavora con il padre che ne ha 83, insegna il mestiere al figlio che ne ha 3 e sogna di avere presto una bambina. Perché nel prossimo cambio generazionale la sua azienda sia ricca di mugnai ma anche di mugnaie.

«Vorrei che anche altre zone tornassero a produrre grano antico. Per tramandare la nostra cultura e creare più lavoro in Sicilia».

www.molinidelponte.it

COMMENTI
  1. Questa è la dimostrazione sana che l’innovazione a volte l’abbiamo sotto il naso e non la vediamo. Complimenti a Filippo, ed a questo modo di fare impresa che guarda al futuro, narrando da dove veniamo.

  2. Ho avuto modo di ascoltare Filippo Drago in occasione di un incontro organizzato da Teresa Armetta da Mondadori a Palermo e non ho potuto non innamorarmi dell’idea imprenditoriale.
    Testando la qualità dei suoi grani mi sono resa conto che tornare alle (buone) origini naturali si può e che la Sicilia è una terra davvero ricca, non solo di risorse e di idee (ottime) ma anche di cultura e tradizione.

  3. Anche io, intervistando Filippo, ho avuto la stessa sensazione. Ho notato, poi, che nelle storie che ho raccolto -diversissime fra loro- ci sono spesso dei tratti comuni. Uno di questi è quello di riscoprire ciò che di più bello abbiamo, le nostre origini potenziandole con le nuove conoscenze. Come se in parte il segreto del nostro futuro è tutto nascosto dentro la memoria di ciò che esiste già e aspetta di essere guardato nuovamente.

I commenti sono chiusi.